GIOCHI 1


Raccolta di figurine sulla storia del far west americano, edizioni EDIS TORINO, datata 1972. In ogni pacchetto si potevano trovare anche questi fac-simile di dollari, valevoli un punto ciascuno per ottenere premi. L'album, dal titolo La vera Storia del West,60 pagine con 426 figurine di cui 21 autoadesive (bandiere della frontiera) era già stato pubblicato (differente solo nella copertina) nel 1968.



Questa è invece una raccolta di figurine di mostri disegnati da Prosdocimi. In ogni pacchetto c'erano anche dei mini autoadesivi cin un nome proprio ed una rima, più o meno azzeccata



Chi di noi non ha mai fatto una raccolta di figurine? Oltretutto era un modo per fare mini-cultura; In questo caso di quanti pur validissimi campioni ci saremmo scordati? Uno per tutti Lorenzo Bandini, morto tragicamente arso vivo sulla sua formula uno ( chi si ricorda quale?) nel sottopasso del circuito di Montecarlo. Sul retro poteva capitare la scritta VALIDA: significava che quella figuina valeva un punto per la raccolta di premi: da una bambola, o biro (300 valide) al calciobalilla (4000 valide)


Le mitiche figurine del formaggino mio: muovendole si ottenevano due inquadrature diverse. Ce n'erano diverse serie, ognuna composta da 6 a 12 soggetti l'una. Le serie raffiguravano le fiabe, gli animali, gli sport, le automobili, la notte santa, le lettere dell'alfabeto figurate, ecc.ecc. Sul retro un breve testo raccontava la fiaba o spiegava la figura. Credo fossero circa 300 in totale.


Dopo le figurine animate un altro mitico omaggio del formaggio Mio furono le figurine in plastica dei personaggi dei cartoni animati, dal caratteristico odore di gomma vulcanizzata. Prodotte dalla ditta PLASTECO di Milano nel 1965 ed inizialmente reperibili nelle edicole furono poi per una decina di anni inserite nelle confezioni del formaggino Mio. Tecnicamente, la figurina Plasteco era una sagomatura di plastica PVC bianca alta circa 10 centimetri e spessa pochi millimetri con una leggera imbottitura. Era serigrafata su un lato con il personaggio della serie e termosaldata sui bordi. La sua caratteristica è che si poteva attaccare alle pareti lisce di frigo o piastrelle bagnandola sul retro con un po’ di acqua e sapone. Naturalmente, quando l’acqua e sapone asciugavano, le figurine si staccavano. Le serie prodotte e diffuse furono infinite e utilizzarono tutti i personaggi Disney e tutti i personaggi dei cartoni animati di allora. Nei primi anni ’70 anche il Corrierino realizzò le proprie Plasteco, con personaggi immaginifici (come Flash Gordon), epopee storiche (come la serie Far West con il mega-poster su cui appiccicarle) e personaggi del corrierino (come Ciccibum e il suo mondo).



Ovviamente avevo anche il famoso visore View Master, per vedere le foto tridimensionali. Mi sono ritrovato sia il visore che queste serie di diapositive di noti cartoni animati. Il sistema per la visione stereoscopica fu "re-inventato" nella prima metà del '900, e comportava un visore da utilizzarsi con dei cerchi contenenti 7 coppie di mini diapositive, ricavate da una speciale macchina fotografica dotata di un doppio obiettivo (per l'appunto stereoscopico) che ritraeva la stessa scena da due punti di osservazione differenti, situati alla stessa distanza interpupillare. Era sufficiente inserire il disco con le doppie immagini, puntare il visore verso una sorgente luminosa e godersi la visione.
Questo visore in particolare è la versione "lusso" in quanto è possibile utilizzarlo al buio: nella parte posteriore, ha infatti incorporata una piccola lampadina funzionante a pile, che sostituisce le due finestrelle diafane.



Ritrovata in una vecchia tabaccheria che è stata ahimé rimodernata dai nuovi proprietari questa piccola confezione made in Hong Kong di cowboys ed indiani:chi non ne ha avuti?Per la cronaca, il prezzo era attuale ed in euro...


Questo camion dotato di cannone è saltato fuori cercando altre cose in cantina. Non me lo ricordo per niente, ma se era lì significa che è stato un mio giocattolo. E' in plastica dura, lungo una quarantina di cm, ed il cannone è dotato di un pomello con molla che permette di sparare qualcosa, forse delle piccole palline di plastica. Non c'è alcun marchio, o almeno non ne ho visti. Cercherò di restaurare il cannone, al quale sono andate smarrite le ruote.


Brevetto di astronauta: di questa tessera, insieme ad un distintivo metallico (raffigurato sul fronte): non mi ricordo assolutamente nulla: forse qualcuno può aiutarmi!


Un cilindro di cartone, tre specchietti incollati tra loro a ormare un prisma e dei pezzetti colorati di plastica: una ricetta semplice per n gioco senza fine, il caleidoscopio. La parola deriva ovviamente dal greco, e significa più o meno "vedere bello". Si poteva comprare in cartoleria, oppure lo si costruiva con poco, e si passave il tempo a guardare le infinite e bellissime immagini come in uno schermo. Ora questo gioco lo si può solo trovare nei (costosi) negozi di giochi per grandi.


Il minicinex: un proiettorino a manovella che utilizzava una pellicola super8 a circuito continuo. Imbobinata su apposite cassette era molto facile da utilizzare. Anni 70 della Harbert.


Parente ricco del Minicinex, questo proiettore era il Telemax, sempre della ormai conosciuta IGC :assomigliava ad un televisore molto avveniristico: il filmino, sempre imbobinato su speciali cassette a ciclo continuo, veniva proiettato sullo schermino della simil TV.Funzionamento motorizzato, un telecomando a filo consentiva di avviare e di fermare la proiezione. Di seguito la sua pubblicità tratta da un Topolino dell'epoca.



Il primo proiettore che ebbi fu questo: della Haripet,capace di proiettare solo filmini 8 mm, a batterie, giusto con la regolazione del fuoco. In dotazione c'erano appunto alcuni filmini di Walt disney della durata di 3 o 4 minuti. Da quello che mi ricordo l'inserimento dei film era piuttosto critico, ed il risultato era quasi sempre la pellicola strappata!


Più moderno del precedente, questo è il Cinebral, il classico proiettore di filmini super 8 della Bral, una ditta che ha sempre prodotto giocattoli scientifici, facendo molta pubblicità sulle pagine di Topolino. Andava a pile, il motorino era di una rumorosità tale che se anche ci fosse stato il sonoro (che comunque mancava) sarebbe stato inutile. I filmini duravano mi sembra un paio di minuti l'uno, ed erano quasi tutti della Warner o della Disney.


Il proiettore della Bral veniva venduto anche in confezione "lusso": questa valigetta conteneva, oltre al proiettore Cinebral, uno schermo avvolgibile per proiettarci i filmini, che venivano inclusi nella scatola.


Ed ovviamente la concorrenza non poteva starsene con le mani in mano: la solita IGC (vedi cose 2) oltre al proiettore in versione "semplice" proponeva questa confezione completa di schermo e film, assolutamente sovrapponibile alla precedente. In questo caso il proietore poteva funzionare con pellicole ad 8 mm ed anche 8 super ( o superotto). Per economia il proiettore era assolutamente identico nello chassis al video microscopio (vedi).


Prima di poter vedere i filmini in 8 mm però noi bambini giocavamo con il famosissimo proiettore Festacolor, prodotto dalla Harbert giocattoli su licenza di una ditta americana. Era un semplice ma efficace proiettore di diapositive, con centinaia di soggetti diversi,in maggioranza Walt Disney. Così vedevamo materializzarsi sul muro le storie, le fiabe, o le cose che semplicemente ci facevano sognare. Funzionamento con due pile rotonde da 1.5 volt, che ovviamente al momento di giocarci erano scariche Ne ho avuti diversi, ma sfortunatamente non ne è sopravvissuto nessuno. Questo me lo sono ricomprato recentemente su Ebay. Ai soliti prezzi da antiquario...


Ed ecco un'altra versione del festacolor, sempre con immagini della Walt Disney. Ed anche questo è stato ritrovato su ebay.


Non potevano certo mancare le diapositive da aggiungere al proiettore: qui una serie a puntate relative al Libro della Giungla, tratte dall'omonimo film di Wald Disney.


Ancora un gioco distribuito dalla Harbert: ecco la cetra magica, strumento reso famoso dal film "Il terzo uomo"(famoso film di Carol Reed con Orson Welles). Con questo strumento "anche voi potete suonare": per mezzo di una tabella messa direttamente sulla cassa, con sopra la sequenza delle corde da pizzicare era possibile suonare anche senza conoscere la musica alcune tra le melodie più famose (Santa Lucia, Biondina in gondoleta, Canzoni di montagna) .


Il Movifon,della Mamil (una ditta di Milano): un giradischi per bambini con una serie di specchi montati sopra. Funzionava sul principio del fenachistoscopio, pro-progenitore del cinema. Utilizzando speciali dischi, sui quali c'erano dei disegni in sequenza, si poteva vedere sugli specchi una sorta di cartone animato. Questo io l'ho sempre desiderato, ma non l'ho mai avuto. Appartiene ai ricordi di mia moglie.Ne ho trovati diversi in vendita sui vari mercatini o su ebay, ma il prezzo corrente di una scatola completa è veramente alto, così ho lasciato perdere. Due curiosità: la prima riguarda gli interpreti delle canzoni incise sui flexi-disc (vedi) a 78 giri, la seconda riguarda il nome. Hanno inciso per la Mamil nomi famosi, come Franco Franchi e Sergio Endrigo, ad altri meno noti come Angela e i Clowns. Invece attorno al nome ho scovato un piccolo mistero che non sono riuscito a svelare. Come si vede dalla prima pubblicità il prodotto veniva commercializzato come "Movifon", con la effe, ed in effetti aveva un senso mutuando parte del nome da fono, parlare. Solo che è noto come Moviton, con la t, che potrebbe riferirsi a tono. Ed anche in questo caso ci sono delle pubblicità a sostegno, oltre alla scritta sulla scatola del gioco che ho visto in giro. Sui dischi invece c'è solo menzionato Mamil. Chi può aiutarmi?


Finalmente sono riuscito ad avere una confezione completa del Moviton: eccola, trovata in rete, con i suoi dischi e lo specchietto da mettere sul piatto del giradischi per vedere le immagini in movimento. Ed ecco la pagina che lo pubblicizza con la "t" invece che con la "f".


Non potevano mancare gli accessori: utilissima la valigetta (simile a quelle per contenere i dischi a 45 giri) per riporre tutti i dischi Moviton che ci si faceva comprare dai genitori!



Le patenti dei piccoli del formaggino prealpino: anche queste andavano completate con dodici bollini ciascuna, per ottenere i soliti premi, in questo caso "Un casco da pilota". I bollini si trovavano nelle confezioni del formaggino Prealpino e del Brodo prealpi, e raffiguravano segnali stradali o automobili, e naturalmente dovevano essere tutti diversi.Mi ha fatto un immenso piacere essere stato contattato dal nipote del fondatore della Prealpi, tuttora in attività, che cercando di ricostruire la storia della sua azienda ha voluto inserire nel proprio sito aziendale anche queste due patenti di cui si era perso il ricordo. Forza Prealpi!!!! Per chi volesse dare un'occhiata ecco l'indirizzo: www.burroprealpi.it



Un altra tessera, questa del club delle quattroruotine, al quale mi iscrissi nel 1966, durante una visita al salone dell'auto di Torino. Ricordo che la rivista (emanazione tutt'ora esistente di Quattroruote ma dedicata esclusivamente al mondo dell'automodellismo) era sistemata in una specie di pulmann ovoidale tutto a vetri, con all'interno intere scansie di modellini della Rio, della Corgi e così via: un sogno per tutti i bambini. All'atto dell'iscrizione veniva regalato un modello, a me toccò una fiat 3 HP della Dugu, che veniva venduta nella scatola gialla e nera riservata agli automodelli prodotti per il Museo dell'Automobile di Torino.
Ho ritrovato il numero di quattroruotine con le foto del famoso pulmino: era in realtà un prestito dell'Agip, che aveva commissionato questo veicolo alcarrozziere Boneschi (almeno in due versioni diverse) per utilizzarlo a fini pubblicitari. In occasione del salone dell'auto di Torino del 1966 venne trasformato in mostra viaggiante di auto modelli, e percorse tutta l'italia fermandosi poi come si è detto al salone dell'auto. Purtroppo questo fantastico veicolo è scomparso oramai da tempo. Ne venne ritrovato il rottame anni addietro, e credo si fece un tentativo di riportarlo in vita ma senza successo. Il rimorchio conteneva tutti gli accessori necessari a permettere la visita al pubblico: scalette, mancorrenti, passerella eccetera.


La carta d'identità del panettoncino Motta, con tanto di foto all'interno, dati anagrafici e analisi chimico/fisica: si trovava nelle confezioni del Mottino, un panettoncino in tutto e per tutto eguale a quello classico, ma in formato mignon. Anni 1970.


La cassaforte salvadanaio fatta dalla Mercury, una fabbrica di Torino famosa per la produzione, oggi molto rara e ricercatissima dai collezionisti, di modellini di automobili in scala 1/43 circa. Oltre a questo ha prodotto piccoli giocattoli, tutti in pressofusione, come bilance complete di pesi, trattori, gru, scavatrici, eccetera.


Andavano proprio di moda le casseforti giocattolo: dopo quella della Mercury questa, con serratura a tre cifre, della Polistil: la differenza nella qualità è data dal fatto che questa la serratura ce l'ha in plastica.A fianco si vedono le istruzioni per l'utilizzo, con una delle tre combinazioni che venivano inserite direttamente dalla casa costruttrice e che non potevano essere cambiate. Questa cassaforte veniva prodotta in diverse colorazioni.


Un'altra cassaforte: questa, della Marchesini,accettava solo monete da 100 lire, ed un apposito contatore segnava la cifra raggiunta. La cassaforte poteva essere aperta solo al raggiungimento di 5.000 lire, che per il 1970 erano una discreta sommetta per un bambino. Ad onore del vero, devo aggiungere che avevo scoperto il sistema per poterla aprire a mio piacimento,senza lasciare traccia,grazie ad una piccola levetta che mi ero costruito. Non mi sento colpevole, dopotutto rubavo a me stesso!


Sempre della Marchesini, ma con il principio di non aprirsi fino a ben 10.000 lire (!), questa era probabilmente destinata a dei piccoli Paperon de Paperoni! In una pagina tratta da un fumetto degli anni 70 (per l'esattezza un Topolino) la pubblicità relativa ad entrambe.



Questa, decisamente più grossa delle precedenti fatta dalla Sommavilla ha addirittura un ripiano interno che divide lo spazio in due scomparti. Non perde comunque la funzione salvadanaio, anzi l'apposita fessura per infilare le monetine, sul lato questa volta, conduce il raccolto in un piccolo cassettino estraibile.La Sommavilla è famosa per aver prodotto moltissimi modelli di trattori, gru, scavatrici, sovente dotati di telecomando. Diversi di questi modelli di macchine movimento terra sono presenti in queste pagine. Come si può vedere la cassaforte venne prodotta in diversi colorazioni.




La Sommavilla ha sempre ottimizzato le risorse, cioè ha sempre cercato di utilizzare nella sua produzione gli stessi stampi per fare giocattoli differenti. Così un trattore diventava una pala, o un modello base con un motorino ne poteva anche avere due o più. Anche per la cassaforte valse la stessa filosofia, così dal modello base ad apertura manuale venne ricavata questa cassaforte elettrica, con una combinazione a 4 cifre ed un servo motore che ne comandava lo sblocco della serratura e l'apertura dello sportello. Per l'alimentazione era usata la stessa pila in tutti i modelli di giocattoli: quella quadrata da 4.5 volt, ora introvabile purtroppo.


Una bella cassafortina di produzione giapponese.Al pari di quelle vere si apriva ruotando avanti ed indietro la rotella numerica. Tutta in latta.


Mi ricollego all'Operazione Dollaro, della quale parlo nella sezione dedicata ai fumetti: l'amico Giuseppe mi ha ricordato che veniva anche fornita una cassaforte per tenerci i risparmi: credo si trattasse di questo Deposito di Paperone, con tanto di istruzioni di Archimede Pitagorico che svelava i due segreti dei quali era dotato il deposito. il primo era relativo allo smontaggio della cupola, che celava lo sportello dotato di combinazione per l'appunto segreta ( ed ecco il secondo). Tutta in plastica, forse prodotta dalla Polistil (che in seguito ne produsse un altro modello leggermente più grosso).



La tessera di astronauta della Mattel con relativo badge autoadesivo da apporre sul bavero della giacca: veniva data insieme a qualche gioco appunto della Mattel. In alternativa ci si poteva iscrivere tramite il Club del Corrierino dei Piccoli. Le istruzioni dicevano che inserendola nell'apposito portatessera (una custodia di nylon bianca) sarebbe stato al sicuro dalle radiazioni presenti nello spazio! Notare come su questa custodia ci fossero indicati indirizzo e numero di telefono terrestri! Faceva parte di una grandissima operazione commerciale: sulle pagine del Corrierino dei Piccoli (o dei Ragazzi, dopo), venivano settimanalmente pubblicate le avventure del Maggiore Matt Mason, insieme ad una pubblicità dei giocattoli che si rifacevano alla puntata....ovvio che pure io ci fossi cascato, soprattutto se si probìmetteva l'iscrizione al Club gratis!!!






Non manca il pezzo più ricercato dai bambini: la rande base spaziale del Maggiore Mat Manson. Ovviamente a questa base si potevano collegare vari accessori (illustrati ma non presenti nella confezione) come i veicoli spaziali o altro.



La Uniwerk aveva fatto una serie di meravigliosi giochi ispirati all'agente segreto 007, allora molto di moda. Lo aveva chiamato agente Robinson, e lo aveva dotato di una serie di trucchi degni del suo ispiratore:la valigetta dell'agente segreto(completa di radar-sonar, dollari, rubli, oro, passaporto,pistola, narcotico...) il motoscafo telecomandato, la pistola (includeva il necessario per fabbricarsi i proiettili da soli),il libroradio (un libro con incorporata una trasmittente che poteva comunicare con due ricetrasmittenti celate dentro due pacchetti di sigarette), un paio di giochi di società. Io avevo il contatore geiger, con una sonda che avvicinata ai metalli faceva ticchettare l'apparecchio. Si trattava in realtà di due spinotti che appoggiandosi su un metallo chiudevano un circuito collegato ad un motorino ed una suoneria. Dimenticavo, si muoveva anche una lancetta e si accendevano un paio di luci a seconda di dove fosse collegata "la sonda". Completava il gioco una reticolato sul quale si doveva disegnare la pianta del luogo ispezionato, e una serie di adesivi gialli da piazzare dove si era scovata radioattività! Infine c'era una cartolina postale da inviare alla Uniwerk con la quale si veniva arruolati come agenti segreti, con tanto di tessera (qui sotto) e matricola. Ovviamente celava la solita opera di fidelizzazione del cliente, volta a propagandare tutti i nuovi giochi Uniwerk.e più giochi si compravano (cioé più soldi si spendevano), più cartoline si inviavano, più si saliva di grado: suona familiare, vero?. Purtroppo del gioco nulla mi era rimasto, sino a quando un colpo di fortuna me lo ha fatto ritrovare sui soliti siti, e voilà eccolo!





Questo è il libroradio dell'Agente segreto Robinson, della Uniwerk. Una trasmittente celata in un libro, e due riceventi mimetizzate nei pacchetti di sigarette. Quello che la pubblicità non diceva era che dovevano essere collegate via filo, e che trasmettevano solo segnali sonori e luminosi. nel pacchettino di fiammiferi una mini pistola, che poteva sparare un colpo Super Bum. In compenso una dettagliata descrizione di come si deve comportare un vero agente segreto, con la raccomandazione di sparare solamente in caso di assoluta necessità.




E finalmente ecco in condizioni perfette l'introvabile Valigetta dell'agente segreto Robinson, credo ispirata da quella vista nel film di 007 Dalla Russia con Amore. Rubli e dollari in banconote e d'oro, passaporti di diverse nazionalità, un Radar/Sonar con doppia antenna ed ovviamente la pistola. Quest'ultima merita una descrizione a parte: marchiata incredibilmente Mondial (!!!) era praticamente identica alla pistola dell'Interpol (vedi). Ma aveva in più degli accessori per fabbricarsi delle pallottole di sonnifero, che fuoriuscivano dall'arma. Robinson non uccide, malascia il segno!






La Mattela metà degli anni '60 mise sul mercato una linea di giocattoli ispirati ai vari agenti segreti dell'epoca, da james Bond a L'uomo della UNCLE, e chiamò quesrto agente segreto "Agente Zero M". Le sue armi erano mimetizzate da oggetti comuni di utilizzo quotidiano. Qui un normale coltellino da tasca che in un attimo si trasforma in una pistola (che spara le solite cartucce tipo superbum).


Ancora dell' Agente Zero Mattel ecco una macchina foto (non funzionante) che si trasforma in una pistola (questa funzionante, almeno a salve).


Semrpe dell' Agente Zero questa è una radio (non funzionante) che al suo interno cela una pistola. Il bello è che la pistola poteva essere azionata e sparare senza aprire la finta radio! C'erano molte altre armi di questa linea, e le sto ancora ricercando.


Il gioco della verità o Lie Detector: si doveva scovare il colpevole di un reato grazie a schede perforate con incise delle affermazioni: infilandole nella macchina e punzonandole con un apposito attrezzo la macchina diceva se l'informazione contenuta fosse falsa o vera. Il grosso pregio di questo gioco era di non utilizzare batterie, essendo del tutto meccanico: un vantaggio non indifferente per poterlo utilizzare anche alla domenica pomeriggio, quando non esistevano negozi aperti!


Sempre della serie i giochi di società, L'Allegro Chirurgo ha fatto epoca, tanto che viene ancora giocato ora. Purtroppo questo è uno dei giochi che mi sono spariti nei corridoi del tempo, ed è stato ricomprato ad un mercatino: la versione è del 1978, ma a parte alcune piccole differenze nel layout, è esattamente lo stesso di quello di 10 anni prima. PS: questo gioco è stato usatissimo da mia figlia, a riprova della durabilità di un'idea eccezionale. Si vede anche la tavola di gioco, questa volta quella originale, per gentile concessione di un amico.




Impazzava allora alla televisione il mago Silvan, quello di Sim Sala Bim. Amatissimo dai bambini compariva sovente alla tv dei ragazzi. E così ecco le scatole per aspiranti maghi, contenenti il necessario per trasformarsi in proveti prestidigitatori. Bacchetta magica compresa. Qui una scatola della Arcofalc.


Alla fine degli anni '60 la Furga, casa produttrice di notissime bambole, mise in commercio questa Enciclopedia Elettronica, un predecessore dei computer, che infatti prorpio come un computer dell'epoca lavorava, Erano fornite una serie di vere e proprie schede perforate, con sopra scritte delle domande e delle risposte a scelta multipla, o con "vero/falso. Inserendo la sceda nel "calcolatore" e girando una manopola, si poteva leggere la risposta sullo schermo fornito di finti led: A, B, C, V oppure F. Ci si poteva sfidare su centinaia di argomenti. Questo è stato uno dei pochissimi giochi prodotti dalla Furga, anche lei purtroppo ora scomparsa.


E già che ho nominato le bambole inserisco questo giocattolino, appena comprato. Ovviamente non lo possedevo, ma ricorda da vicino la valigetta da dottore che io come tutti avevamo e che sto ancora ricercando. Nell'attesa mi consolo con questo Dottore delle Bambole, versione ridotta e specialistica del più completo set medico/chirurgico!Prodotto dalla Victor, insieme a molti altri mini set di ogni genere, dal parrucchiere alla sartina. Questi erano i più economici, ma c'erano anche le versioni "lusso" in valigetta o in scatolette più grandi.


Questa è una valigetta da dottore, anzi è La Valigetta Del Dr Kildere (scritto proprio così!). Non è esattamente quella che avevo io, ma ci si avvicina. Anche questa produzione Victor.




Un'altra valigetta da dottore, anzi un centro medico completa di tutto il necessario incluso un apparecchio per raggi x!. Apprezzabile il disegno all'esterno!




Continuando la ricerca del set da piccolo dottore, ho ritrovato quest'altro completo: un set da parrucchiere, che avevo completamente dimenticato, dotato di pettini, rasoi, forbici, pennelli eccetera. Ovviamente tutti di plastica!Sempre Victor.


Quasi infinita la serie dei set. Questo è della iper conosciuta Pan Ludo, in seguito diventata RED: il set da cucito e ricamo, che veniva prodotto come gli altri in diverse versioni ed allestimenti. Nelle versioni più alte veniva proposto, come questo, inm una valigetta.


C'erano molti set, che praticamente coprivano tutte le professioni possibili. Una ditta che li produceva era la già menzionata Pan Ludo, della quale io avevo la panoplia (così venivano chiamati i completi) da cacciatore, da vigile, da postino.... Questa pur non essendo prodotta dalla Pan Ludo presenta all'interno della valigetta gli stessi giocattoli. In più la valigetta, che non era presente nel set originale. Completo da ferroviere, o meglio da controllore ferroviario.Ancora Victor, tanto da darmi da pensare che tra Victor e Pan Ludo ci fossero degli accordi, o che fosse addirittura la stessa azienda.


Ecco il set dell'inviato speciale.Non si capisce perché un giornalista dovesse essere munito di armi, ma andava bene così. Nessuno gridava allo scandalo, non c'erano preti che mettevano al rogo le armi giocattolo come invece succede oggi (non scherzo, succede davvero), i bambini giocavano e si divertivano, e se qualcuno di loro è diventato un delinquente non sarà certo stata colpa di questa pistoletta. Macchina foto con flash, (funzionante!),binocolo, torcia, orologio invece finto ed altri aggeggi completavano questa splendida valigetta!



Le valigette rappresentavano la versione "ricca" di questi set, ma nelle tabaccherie o nei mercati si potevano trovare le versioni più povere: mi riferisco a questi blister, in questo caso della Victor, che contenevano molti meno oggetti rispetto al set in valigetta. Questi ultimi potevano sempre contasre sulla versione ridotta per invogliare poi i bambini a chiedere quella più costosa.


Il turboplano, distribuito (o prodotto?) in Italia dalla Baravelli (grazie Salvo per la correzione!). Un incrocio tra un areroplanino ed un aquilone. Bastava montarlo, controllare che le ali potessero girare su se stesse liberamente ed ecco un gioco da spiaggia diveretentissimo. Sullo stesso genere di giochi la Quercetti di Torino distribuiva i vari razzi Thor. Ma,mentre questi ultimi sono tornati in produzione quasi identici agli originali, il Turboplan non l'ho più visto. Questo esemplare è il risultato di affannosa cacce ai mercatini dell'usato, ed è nella versione tedesca.


Sempre della serie "i giochi da fare all'aperto" un altro simile al precedente: una specie di aquilone, il paracadutista veniva sollevato dall'azione del vento sul paracadute.Ritrovato fortunosamente in una bancarella di un mercatino rionale! Venica chiamato "paraascensional" Eolo, ed in una confezione differente veniva descritto così:"non è un aquilone, ma un moderno paracadute acensionale"! Produttore: Fratelli Giolitto, di Torino


Un altro giocattolo della Giolitto di Torino: l'elicottero Icaro. Un manico fornito di un ingranaggio che si incastra nell'albero motore dell'elicottero gli dava una carica tale da permettergli di volare per qualche secondo. Più forte si tirava il comando, più in alto volava il mezzo. Prodotto da diverse case in versioni più o meno lussuose, è stato un classico dei giochi all'aperto.



Ancora della Fratelli Giolitto, di Torino, il Vega; questo missile somiglia così tanto ai famosi Tor e Mach della Quercetti da farmi credere che sia stato un loro clone, ma ovviamente non ne posso essere sicuro.


Questo per me resta il re dei giocattoli da aria aperta: il mitico razzo Mach X della Quercetti di Torino. Questa azienda era nota per la serie di missili ad elastico, il Coloredo, gli aerei in balsa e polistirolo ad elastico... tutti giochi bellissimi, ma questo era speciale. Si lanciava da una base a terra con una doppia fionda dotata di robusti elastici, e poteva raggiungere l'altezza di 600 piedi (circa 200 metri, ma essendo misure aereonautiche si doveva utilizzare il sitema americano...). Arrivato all'altezza massima il razzo si apriva e lasciava uscire una capsula come quella degli astronauti, che planava a terra appesa ad un paracadute. Lo stesso razzo poi, finita la traiettoria ridiscendeva dolcemente con un altro paracadute. Il tutto poteva essere programmato grazie a delle leve interne variando la tensione delle quali (grazie a degli elastici) ne ritardavano o meno l'apertura e il rilascio della capsula. Una tecnologia complicatissima per un giocattolo spettacolare.
Devo dire che io li ho persi tutti, tra alberi e tetti cittadini, e questo esemplare perfetto mi arriva da un'asta su ebay. Ora la Quercetti ripropone gli stessi razzi, tranne questo, il più complesso. Credo che sia dovuto in parte alla pericolosità del gioco: la fionda veniva infatti tirata da terra fino all'altezza della faccia, e non sarei stupito di sapere che qualche incidente accadde. Ma come mi ha recentemente scritto una persona che ama come me ricordare quegli anni, la colpa allora era solo del bambino, non del giocattolo. E non si faceva causa a nessuno.
Di seguito ci sono un paio di pubblicità tratte dal Corrierino dei Piccoli, la bibbia dei miei tempi per quanto riguardava fumetti e giocattoli.



Ho ritrovato in un mercatino questi blister della Quercetti, contenenti i missili Tor e Mach. Sono versioni più semplici, ridotte di quelli che avevo io, e non so se rappresentino i prototipi di quelli poi che io ricordo, oppure solamente una versione a basso costo. Credo però, almeno a giudicare dalle foto sui blister, che siano una edizione precedente. Il missile Tor viene proposto in due blister differenti, pur mantenenti lo stesso numero di catalogo. Altro mistero!



Nel 1981 veniva lanciato ufficialmente il primo Shuttle, ma già da qualche tempo la Quercetti vendeva questo semplice giocattolo: un aereo di plastica lanciato con una fionda che trasportava su di se una specie di Shuttle di polistirolo, che si sganciava in volo planando autonomanmente verso terra. La fionda era la stessa utilizzata per i missili Thor e per gli altri aereoplanini. Eric, il "lanciatore di navette spaziali"!


Un altro giocattolo spaziale, da lanciare all'aperto, il Lunik. Il nome ovviamente fa riferimento allo Sputnik, e raffigura un satellite con delle pale tipo elicottero. similmente ad altri giocattoli del genere tirando un cordino nell'impugnatura si azionavano le pale e il satellite prendeva il volo. La cosa interessantissima di questo gioco è la fabbrica: una assolutamente sconosciuta Industria giocattoli National Toys con sede a Torino. Ho chiesto anche ad altri collezionisti torinesi, ma tutti ne ignoravano l'esistenza.Ho scoperto altri giocattoli di questa azienda,un paio di piste tipo policar, una con le auto ed una con i sulki, dei modellini in plastica di auto in scala grande, ed un go kart telecomandato simile a quello della Marchesini, quindi significa che l'azienda restò in attività per un periodo abbastanza lungo, e produsse giocattoli di un certo pregio. Chi avesse delle informazioni da darmi è veramente pregato di contattarmi!


Sempre macchine volanti, ma questa volta da usare all'aperto. Ricocrdo molti giochi di questo tipo: uno o due aerei o elicotteri collegati da un'asta messa in equilibrio su di un supporto ed un telecomando che aziona i motori facendo girare in tondo gli apparecchi. In questo caso un paio di elicotteri dovevano, grazie al variare della potenza, abbassarsi e catturare al volo dei bagagli da aggangiare con una gondola appesa ai carrelli. Gioco made nella colonia britannica di Hong Kong.



Di produzione italiana Arcofalc questo idroscivolante. Chiamato Atomic Controll (con 2 "l" sic!). La Arcofalc produceva giocattoli si tutti i generi, dai flipper ai bigliardini, dalle piste per slot car agli archi con le frecce,e che io sappia era ancora attiva a metà degli anni '90 col proprio nome. Entrata in seguito in crisi credo sia stata poi acquisita da un gruppo specializzato in aziende il liquidazione, per poi essere ceduta ad un gruppo francese. Ignoro che fine abbia fatto.


Girando per i soliti mercatini ho trovato questo bellissimo idroscivolante. Nulla di eccezionale, ce n'erano moltissimi di giocattoli simili negli anni '60, ma la sua particolarità è che venne prodotto da una ditta di Torino, la Kikitoy, della quale non avevo mai sentito parlare prima. Da ricerche fatte sembra che produsse anche qualche copia di missili della Quercetti, ma al riguardo non sono iuscito a trovare nessuna informazione.


< Un bellissimo motoscafo con telecomando a filo (sic!), con doppio motore, prodotto dalla Eurovinil di Grosseto.E' lunga una cinquantina di cm, molto dettagliata, ma assolutamente ingiocabile a causa del filo del telecomando troppo corto! Conosco altri modellini di barche di questa azienda, che però ora credo produca solo più gommoni e barche vere.


Questa motovedetta lunga una quarantina di centimetri con motorino elettrico rappresenta per noi collezionisti una specie di santo Graal: prodotta dalla Uniwerk, è evidentemente un preludio a quella che fu poi la notissima (e rarissima) serie di giocattoli dedicati all'agente Robinson. Infatti qui si parla solo di "Supervedetta Robinson", senza alcuna menzione al ruolo di agente segreto che avrebbe preso poi in un secondo tempo. Fa parte, credo, di una serie di 21 giocattoli (o forse più, ma questo ha appunto la sigla "R 21") assolutamente sconosciuti e non menzionati in alcun catalogo o pubblicità dell'epoca. Persino io ne ignoravo l'esistenza fino a pochissimo tempo fa. Ne ho scovato un altro, codice "R 7", il Fuoribordo Robinson Record. Chissà se gli altri 19 esisteranno ancora?


Le famigerate fialette per fare scherzi: si trovavano dai cartolai, in questo caso sono raffigurate due fialette congelanti e due lacrimogene. Naturalmente le più utilizzate erano quelle puzzolenti.


Ed ecco, miracolosamente saltate fuori da qualche antro, una scatola intonsa di fialette puzzolenti. Il passatempo era di versarle negli evaporatori dei termosifoni, che sembravano a quel punto contenere un animale in putrefazione!


Ancora uno scherzo di carnevale, la polvere grattarola. Stranamente tutti questi scherzi erano di produzione non italiana, chissà perché?


A proposito di scherzi di carnevale, un classico il grosso ragno attaccato ad un filo elastico invisibile


Un altro peloso animaletto, questa volta a molla, che saltava fuori da quella che poteva essere scambiata per una scatola di un profumo.


Semplicissima, "quasi" funzionante, ma capace di stimolare la fantasia; unita magari agli accessori della Atlantic per costruirsi un emporio in miniatura, questa cassa della Geobra è stata giocatissima. Sul retro si vedono le cifre indicanti l'importo azionate dalle leve. Peccato che non fossero speculari, così se si indicava per esempio 123 dall'altra parte si leggeva 321!


Le pistole:non c'era bambino che non giocasse ai cowboy: questo è un completo con cinturone in cuoio e pistole metalliche con il calcio in plastica lavorata come se fosse avorio in basso rilievo. Potevano solo fare rumore, e venivano caricate con un rullino di carta con 100 colpi sopra: l'autonomia di un moderno Uzi! Naturalmente il tappino rosso non esisteva allora.Ho fatto un po' di ricerche e ho scoperto che queste sono giocattoli di produzione americana, della ditta Hubley, modello Marshall. La stessa ditta ne produceva una grande varietà, per la verità con pochissime diferenze tra di loro, se non il nome.


Un altro paio di pistole di produzione americana: Cowhand la marca, ignoro il modello di queste pistole giocattolo. Probabilmente la N ripresa sul calcio indica l'iniziale del nome del produttore, tale Nichols. Utilizzavano i nastri da 100 colpi, che venivano inseriti all'interno del tamburo similmente a quelle della Hubley.



Negli anni 60/70 una fabbrica di giocattoli di proprietà del cavalier Besana, la Meccaniche Besana giocattoli,(da cui il nome ME-BE-TOYS) era molto famosa per i modellini di auto in scala 1/43. Al pari della contemporanea torinese Mercury fabbricava anche giocattoli di vario tipo. Uno di questi era questa piccola pistola, mono colpo, che con una piccola cartuccia da caricare ogni volta (con Superbum e proiettilino rosso) sparava similmente alla pistola dell'interpol.Purtroppo questa fabbrica (allora in ottima salute) venne ceduta alla Mattel che economizzando sulla qualità dei modellini e soprattutto insistendo sulle famigerate ruote veloci ne decretò la fine in poco tempo. Peccato.


Ed ecco altri giocattoli sullo stesso genere sempre della Mebetoys: si tratta di due completi da poliziotto inglese (Scotland Yard) e francese (Sureté), completi di pistola (simile nelle due versioni), fondina ascellare e tessera (ovviamente diverse). Per mia conoscenza ne esisteva un tezo simile a questi, intitolato alla famosa agenzia di investigazioni Pinkerton.






Ancora la Mebetoys: questo blister, evidentemente destinato ai negozi, mette in mostra sei portachiavi con un modellino di pistola al posto del ciondolo.Veniva fornita anche una striscia di colpi (tanto per cambiare le solite capsule fulminanti): infatti la mini colt poteva anche sparare un colpo!Si può notare che il blister era stampato in un unica versione,che poteve servire per i tre modellini proposti: una colt, una browning, o una derringer. Qui ci sono le colt.


Secondo me uno dei migliori fucili giocattolo mai prodotti: della Mebetoys il bellissimo e introvabile Armalait: un fucile completamente smontabile, nel cui calcio si possono riporre tutte le parti. Dotato di un meccanismo di espilzione dei bossoli che venivano caricati, secondo il solito, con i Super Bum. Corredato pure di una tessera che ne certifica la qualità. Alle solite aste raggiunge delle quotazioni elevatissime!


Colt Sheridan: rivoltella ad 8 colpi in metallo pressofuso e calcio in plastica. Nella versione Normale e con estrattore automatico. Così la Mebetoys negli anni '70 pubblicizzava questa pistola nei suoi cataloghi. Questa è la versione con estrattore automatico. In un catalogo americano il prezzo era di 9 dollari.


Un'altra perla della Mebetoys, il Super Browning. Con meccanismi estremamene semplici ma funzionali consentiva di caricare sei bossoli (forniti in dotazione, similmente al fucile della ERR) con superbum e proiettilino di gomma rosso, ed inserirli nel tamburo aprendo una copertura sul lato destro. Un estrattore manuale a molla espelleva ad uno ad uno i bossoli utilizzati. Come mi ha fatto notare il carissimo Renzo il calcio di questo fucile è montato al contrario. Ne prendo atto e appena troverò il tempo lo sistemerò e posterò la foto corretta. Potevo forse farlo con photoshop, ma le mie scarse capacità informatiche sono un serio ostacolo!


Ignoro la marca di questo mini modellino di colt. E' lunga circa un paio di cm, si può caricare con un singolo colpo (tipo super bum) ed è dotata di fondina. Probabilmente anche questa era un postachiavi.


Sul fianco è presente la scritta Mignonette, ma pur con un simile francesismo la produzione è nostrana: una Molgora, o Mondial. Nonostante le ridottissime dimensioni è in grado di sparare un colpo a salve, ovviamente super bum!


Ancora una mini pistola, ma questa volta la scala è corretta: si tratta della riproduzione della famosa Derringer, pistola a doppia canna sovrapposta, comoda da infilare nel polsino, in uso ad ogni baro che volesse farsi rispettare nel far West. Il solito colpo singolo la rendeva una piccola ed innocua scacciacani. Ho scoperto che in realtà la dizione corretta è Deringer, con una sola erre, anche se praticamente tutti la raddoppiano: Henry Deringer fu un fabbricante di armi dell'800 di Filadelfia, creatore della pistola che porta il suo nome.


E' unico, è Uniwerk!! Ecco la pubblicità di questa casa italiana, che tra le tante cose (per esempio i giochi dell'agente segreto Robinson-vedi) produceva anche queste splendide miniaturizzazioni di armi per la serie Armodelli. Quì c'è la Luger, ne ricordo tante altre. Si può ovviamente caricare col solito singolo colpo, e l'armamento è esattamente quello dell'originale. Alzando il cane si fa scorrere il carrello all'indietro per armare. Impressionante la precisione. Ed era disponibile una raccolta di cinque o sei modelli, riuniti in un espositore incorniciato da appendere al muro. Oggi sono molto ricercate dai collezionisti, tanto per cambiare.


Sempre della Uniwerk, poi diventata MAM , della serie gli Armodelli questa è una replica della Mauser, altra pistola molto famosa. Solita possibilità di caricare un singolo colpo a salve.


Per chi voleva esporre gli armodelli venivano venduti dei quadretti da appendere. Erano chiamati "Trofei", e contenevano 4 o 5 armodelli. Io avevo il trofeo N. 1, e ne ho recentemente ritrovato altri 2. Da pubblicità dell'epoca si può vedere che ne erano previsti addirittura 5. Se il bambino aveva già i modellini, il Trofeo poteva venire venduto senza armi. Sul retro di quello in mio possesso c'è scritto il prezzo: 12.500 lire, ma non so se si riferisse al Trofeo completo oppure al solo espositore. Alcuni armodelli potevano addirittura inserire fino ad 8 colpi nel caricatore.





Olte a produrre modelli in scala di pistole la Uniwerk ha fatto anche dei fucili: questo è il Winchester, che ovviamente con altri due modelli di pari dimensioni andava a comporre un altro Trofeo Armodelli.


La Pussy 22, della Mercury, che era la copia quasi perfetta della Walther, realizzata come tutte quelle dell'epoca completamente in metallo; il carrello scorrevole consentiva di caricare i soliti SuperBum (10) in un apposito caricatore che poteva poi essere riposto dentro il calcio, ma non fuoriuscivano i proiettili. Il nome potrebbe derivare da Pussy Galore, compagna di 007 nel film Goldfinger. Per la realizzazione fu coinvolta una ditta di armi della Val di Susa. Anche in questo caso la famosa ditta di Torino ha realizzato un giocattolo di classe superiore, all'altezza di tutta la propria produzione, tanto che ogni singolo gioco di questa azienda raggiunge regolarmente prezzi elevati in ogni asta.Purtroppo i soliti cronici ritardi della Mercury nelle consegne dei giocattoli non portarono il successo che questo esemplare si sarebbe meritato. Ne uscì anche una versione ridotta, con canna corta, la Mini 22: questa era in tutto e per tutto simile alla Walther PPK.


Ecco la versione che ho menzionato prima, la fedele riproduzione della Walther PPK di 007. Si tratta della Mercury Mini 22, più rara della precedente. Simile alla sorella maggiore anche nel caricatore e nel fatto che non poteva sparare i proiettilini in gomma.


Risalgono ai primi degli anni '60 le pistole Giubbe Rosse, della Mondial,(nota anche come Molgora, o MMM) tutte in metallo, riproduzione delle Colt a tamburo. Il caricamento avveniva ribaltando la canna ed estraendo il tamburo, caricandolo quindi con i Super Bum, ed il meccanismo di rotazione e sparo era molto realistico. Sul calcio inciso il nome e l'anno: il 1961! Queste potevano sparare 6 colpi, ma ne esisteva anche una versione mini a colpo singolo, lunga una decina di cm. La pubblicità è tratta da un Nembo Kid del 1964.



Questa splendida pistola si chiama El Gaucho, ma non ne so molto altro. Nonostante la presenza della scatola originale il produttore resta ignoto. A sentire il mio amico Stefano (gran conoscitore ed esperto di armi giocattolo) negli anni 60 molti artigiani si improvvisavano costruttori, producendo pezzi anche pregiati ma senza badare molto al... marketing. Un vero peccato, vorrei saperne di più di quest'arma. Costruita in due fusioni di alluminio. In una cavità ricavata nel corpo principale sono inseriti i meccanismi di sparo. La canna (anch'essa ricavata da una fusione) si collega al corpo con un prenetto ribattuto. Le guance sono pure pregevoli, con il disegno a colori di un indiano, che mi sembra di ricordare su un'altra pistola del genere. Chissà se si riuscirà ad avere ulteriori informazioni!


Ovviamente sempre dello stesso periodo ecco la versione piccola della pistola Giubbe Rosse fabbricata dalla Mondial: un unico colpo, da inserire direttamente alzando il cane. La differenza con quelle a sei colpi (ma ne esisteva anche un modello ad 8 colpi) è evidente se si osserva la leva a fianco del tamburo assente in questa versione: serviva ad aprire la pistola ribaltandone la canna per caricare il tamburo stesso.


Lo stesso modello Giubbe Rosse presentato in un semplice ma suggestivo blister, con un disegno bellissimo


Ed ecco le stesse pistole complete del loro cinturone originale (purtroppo un'economica versione in cartoncino rivestito).


Questo cinturone è migliore del precedente, almeno è in cuoio puro, e le pistole all'inteno sono due Baby Bill a colpo singolo della ERR.


Ancora la Mondial: questa pistola è il modello Pecos Bill. Da apprezzare il calcio in finto avorio lavorato a bassorilievo, dove si vede un cow boy a cavallo. Il tamburo porta 6 colpi (grazie Renzo per la correzione!), si può estrarre la parte superiore per rimuovere con facilità i colpi sparati, ma non potevano fuoriuscire i proiettili di gomma.


Stessa marca stesso nome, differenti le dimensioni: la lunghezza di questa Mondial è di circa 8 cm. Probabilmente venivano fatte per le manine dei bambini, che facevano fatica ad impugnare quelle di dimensioni standard. Riguardo al modello non ne sono sicuro, ma direi che è una pecos Bill: me lo fa credere il piccolo bassorilievo sul calcio, che rappresente la stessa testa del cavallo rampante presente sul modello maggiore.E similmente alla piccola Giubbe Rosse si carica con un colpo singolo semplicemente alzando il cane.


Ecco la Ringo,della Mondial, fortunosamente ritrovata in un mercatino, completa della sua scatola. Niente pericolo, solo un caricatore a salve per sedici colpi, e una foto con autografo di un tale Romano, del quale non ricordo assolutamente nulla. Un sentito grazie a Stefano, fondatore del gruppo "Quelli che giocavano con le pistole giocattolo" presente su Facebook, che mi ha illuminato. Il simpatico signore qui ritratto è Romano Villi, attore e cantante degli anni '60. Non deve essere stato molto famoso, non ne ho trovata notizia sulla rete.....


Il set dell' Interpol della Molgora/Mondial: c'era nella dotazione, assieme al blocchetto delle note di servizio,ad una pinzetta di metallo, ad un tampone per impronte, ad una lente di ingrandimento,ad una scatola di proiettili ed ad una tessera "ufficiale" una pistola targata Interpol,(forse una Beretta?) in grado di sparare uno dei proiettilini di plastica rossi per volta grazie ai famosi colpi Superbum.Da un giornalino del 1962 ecco pure la pubblicità di questo magnifico set.In questa prima edizione del set la pistola ha sul fianco sinistro del calcio una figurina simile a quelle del formaggino Mio, con l'agente che muove il braccio in su e in giu. Caratteristica poi scomparsa nelle versioni successive. Anche la figura, che qui riproduce quella sul coperchio della scatola, viene leggermente variata.



Qualche anno più tardi veniva messa in vendita sempre dalla Molgora questa confezione, che forse voleva essere più moderna, ma che a mio parere risultava molto meno accattivante di quella originale. Il contenuto era quasi uguale, con forse una leggera diminuzione della qualità della "tessera ufficiale" di agente Interpol.Mancava inoltre il fondamentale tampone per rilevare le impronte digitali ai sospettati.Si può notare la versione più moderna anche per i proiettilini presenti: di gomma dura e compatti nella prima edizione, morbidi e con punte soffici in quella più recente. Della serie salvaguardiamo i piccoli.


Questa è la Cobra-S,della Edison giocattoli, altra pistola a tamburo fatta in parte in plastica. Risale agli anni '70, e in questo caso nel tamburo, che fuoriesce lateralmente dopo averlo sbloccato, si caricavano Super Bum e proiettilini di plastica, che fuoriuscivano. Otto colpi. Da un Almanacco di Topolino del 1970 la relativa pubblicità.



Leggermente posteriore alla Cobra-S, questa è la Cobra-E, dove E sta per ejector, presumibile riferimento al meccanismo che consentiva di espellere i colpi super bum già utilizzati (per altro presente anche sulla versione precedente). Nella confezione anche i soliti Super bum, sempre prodotti dalla Edison. Non so datare esattamente questo giocattolo, ma la dicitura "prezzo controllato"sulla confezione riporta 450 lire, così non può essere molto più vecchia dell'altra, che stando alla pubblicità, veniva venduta senza proiettili a 300 lirette!


Questa dovrebbe essere la capostipite delle Cobra, senza la E o la S. Non mi sembra si differenzi molto dalle altre, ed era possibile,risalendo questa ai primissimi anni '60, sparare i proiettilini di gomma.


La Edison giocattoli, italica fabbrica sita tra Emilia e Toscana, era ed è decisamente specializzata in armi giocattolo. Ancora oggi infatti produce una grande varietà di questi modelli, ovviamente muniti di tappo rosso, dichiarazioni sulla massima rumorosità in decibel, sulla massima forza in joule....come se gli acquirenti lo leggessero, e soprattutto ne capissero la differenza con i prodotti cinesi (per citarne solo un esempio). Comunque questa è un'altra famosissima pistola giocattolo degli anni 60 (e ancora oggi proposta): la Susanna. Caricatore che accoglieva i soliti Super bum, questa volta in formato circolare da 12 colpi. Più comodi da inserire tutti in un colpo, anziché uno per volta dopo averli staccati dalla striscetta rettilinea. Credo che anche in questa fosse possibile caricarci i proiettilini di gomma rossi.


Ancora della Edison un revolver simile al precedente, ma con una importante novità: viene collegato ad una famosa serie di telefilm western, i Bonanza: "Il revolver dei Cartwright" diceva infatti questa pubblicità tratta dal solito Topolino d'epoca.



Relativamente più recente questa Flipper della Edison giocattoli, non ancoa con il tappo rosso ma senza la possibilità di emettere i proiettilini di gomma rossi. Poteva utilizzare i caricatori Flippy ad 8 colpi, probabilmente usciti in concomitanza con questo modello (data la somiglianza con il nome).


Riproduzione molto bella e cesellata di una canna lunga, ma assolutamente non realistica per i meccanismi. Veniva caricata con un nastro di carta contenente 100 colpi. Ottima per l'autonomia nelle battaglie!Ho visto recentemente in vendita (ovviamente ad un prezzo proibitivo) quella che doveva essere la confezoine originale: un cofanetto in (simil)legno contenente una coppia di pistole simili, presentato come Confezione da duello. Francamente non mi ricordo se io avevo ricevuto questa confezione od una più economica in versione...singola.


Ed eccole, recuperate ad un mercatino, le due pistole in versione duello. Ora posso dire che sono della Crescent Toys (infatti sulle pistole non ho trovato marchio, presente invece sulla scatola), e vengono presentate come due pistole texane calibro 44 che "hanno fatto la storia del selvaggio west"


Questa è la Jaguarmatic, prodotta da Edison giocattoli di Firenze: un caricatore abbastanza realistico da inserire nel calcio consente di infilare una apposita striscia di 26 colpi, non i Superbum questa volta,fatti ovviamente sempre dalla Edisond. La stessa azienda produceva una serie di fucili come il Panthermatic, il Cayman-matic, altre pistole come la Lyonmatic, il Tigermatic....
Per la scatola originale devo ringraziare Alessandro di Asti, un altro "malato" di ricordi come me che oltre a collaborare attivamente per aiutarmi a completare le lacune storiche, mi ha anche regalato questo suo cimelio. Grazie Alessandro!



Ecco appunto sempre della Edison il Tigermatic, costruito sempre con le stesse caratteristiche di base: un caricatore estraibile da 26 colpi, che utilizzava le cartucce della serie Supermatic, sempre della Edison. Sulla scatola c'è stampato il prezzo: 1500 lire. La Edison continua a produrre le stesse armi giocattolo ancora oggi, unica concessione alla..modernità il tappo rosso sulla canna.



Non poteva mancare questa splendida pistola che si rifaceva ai film dell'agente più famoso del mondo. In un'altra parte di questo sito si vede la penna/pistola, quì presento la macchina fotografica/pistola. Premendo un pulsante nascosto la macchina fotografica (per altro funzionante con mini pellicole), si trasformava in pistola funzionante con i caricatori a nastro da 100 colpi. Questa in particolare è una riproduzione fatta ad Hong Kong di un giocattolo assolutamente identico prodotto dalla Mattel.Non aveva probabilmente l'autorizzazione ad utilizzare il nome 007, che infatti non compare da alcuna parte.



Ho avuto qualche dubbio su dove inserire questa altra penna pistola. Sempre sull'onda dei film di agenti segreti, è una copia della penna ufficialmente nominata "007", ed anche questa penna può sparare un piccolo proiettilegrazie alle munizioni super bum. Ah, può anche scrivere!


La Mondial produsse quella che probabilmente è la pistola ad aria compressa più famosa e desiderata tra i ragazzini degli anni '60: ecco la mitica Oklahoma. Potente, affidabile, abbastanza precisa, venne ritirata dal mercato probabilmente per l'avvento della nuova legislazione sulle armi giocattolo, per la quale era troppo simile ad un'arma vera. Venne decisamente depotenziate e reintrodotta sul mercato con nuovi nomi, dalla Mondial stessa o da altre case che la clonarono.


Questa Mondial Speedy è un esempio dell'avvento di leggi più restrittive sulle pistole giocattolo: praticamente simile all'Oklahoma, della quale monta le stesse parti, venne dotata di una molla più debole e di rastremature all'interno della canna per rallentare ulteriormente il pallino di plastica.


Ennesima pistola ad aria compressa depotenziata per ragazzi: la Bora, della MAM.


decisamente più recente e meno famosa dell'Oklaoma, la Leopard ne era comunque un altro clone sempre italiano con bersaglio disegnato sul retro della scatola, prodotto dalla ERR in seguito diventata Romanelli.


Un'altra pistola ad aria compressa,la Bora 2000. Credo risalga agli anni 80/90, ma la includo perché risulta prodotta dalla MAM,(o Uniwerk) fabbrrica scomparsa senza lasciare tracce.Francamente credevo che gli ultimi prodotti risalissero agli anni 70, ma questa Bora è decisamente più recente. Qualcuno ha notizie da darmi circa questa azienda?


Ennesimo modello di pistola ad aria compressa:della Fratelli Villa Meccanica, o FVM, la Mirage.Stranamente simile alla Bora della MAM l'impugnatura.


La Mondial produsse diverse armi a metà strada tra i giocattoli e armi vere, tanto che dovettero essere iscritte all'allora esistente registro delle armi da fuoco. Forse la più famosa è questa:la Mondial 1949. Caricabile con i flobert da 6 mm in questa versione ha uno sfogo dei gas di scarico sulla parte superiore della canna, che quindi non sono indirizzati sulla volata. Ne esisteva invece una versione priva di questo sfogo che aveva una filettatura sulla canna, sulla quale si poteva montare un supporto per i razzi. Era infatti venduta come lanciarazzi, che invece non possono essere tirati con questo modello.


Ecco una versione lucisa della stessa Mondial 1949 presentata sopra. Anche di questa esisteva la versione lanciarazzi


Sempre lo stesso modello, a salve, calibro.320,marchiato MaRi.


Di produzione cecoslovacca, ma risalente comunque al '68 questa piccola pistola starter che veniva caricata con con 6 colpi flobert.come si può vedere è il clone della Mondial 1949..


La Nuova Romanelli (che credo sia la ERR giocattoli, in una precedente o posteriore vita) ha prodotto diverse armi giocattolo, tra le quali questa Skorpio, una massiccia e verosimile pistola semi automatica. Un peso di oltre un chilo, purtroppo un meccanismo di sparo inverosimile. Credo sia prodotta negli anni 80.


Come dice il mio amico Iuri io ho una propensione per le pistole "cattive", infatti eccone qui un'altra: la Panther della Villa giocattoli, assolutamente inoffensiva, con un caricatore ad 8 colpi. Un sentito grazie a Renzo che me l'ha procurata!


LA Edison produsse una serie di armi giocattolo chiamata "Matic", che comprendeva (e comprende) sia pistole che fucili. Questo è uno dei primi e più famosi, il Panthermatic. Tutte le armi di questa serie utilizzano i caricatori "matic" che sono delle striscie di colpi tipo superbum da 26 colpi, che si infilavano nel caricatore di plastica posto nel calcio.



FVM: ovvero Fratelli Villa Meccanica, una fabbrica di giocattoli di Sovico tuttora in attività con un catalogo che predilige i giochi all'aperto e un po' all'antica. Questo fucile Universal risalente credo agli anni 80 è ad aria compressa, può sparare i soliti gommini rossi senza creare grossi danni ai bambini.



Questo fucile della ERR italiana e si chiama Safari, ed ha una interessantissima caratteristica, oggi assolutamente proibita: il tamburo porta sei bossoli riutilizzabili che devono essere caricati con la carica Super Bum ed un proiettilino di gomma calibro 6 mm che veniva quindi sparato davvero. C'è anche un secondo tamburo che viene caricato col cerchio di 12 Super bum:da questo caricatore non fuoriescono proiettili, ma solo rumore. Più autonomia e minor pericolo.


Quest altro invece è il famoso Bengala della Mondial: il piccolo grilletto ribaltava la canna aprendo lo scomparto del tamburo (similmente al precedente), dove trovavano posto ben 10 colpi superbum, ciascuno innescante un proiettilino rosso di plastica. Di nuovo un oggetto estremamente pericoloso, alla portata dei bambini. Eppure non mi sembra che allora ne morissero più di adesso per colpa di giochi inadatti, anzi...Ricordo addirittura un fucile modello Winchester, con tanto di caricatore in tutto e per tutto simile all'originale, con il serbatoio sottocanna capace di una dozzina di cartucce caricate con questi proiettilini: chissà se lo ritroverò in qualche mercatino! Su un Corrierino dei Piccoli dell'epoca ho ritrovato la pubblicità!


Della Molgora, o Mondial, il Marines: un grosso tamburo permetteva di caricare ben 30 Super Bum. Sul solito Corrierino dei Piccoli dell'epoca ho ritrovato la pubblicità!


Splendido e raro questo Mondial Attack della solita Molgora, o Mondial. Calcio in metallo ripiegabile,spallaccio per la tracolla e ovviamente nessuna possibilità di sparare proiettilini.


Questo è un Winchester della Molgora, ma non quello che sto cercando: infatti si può solo caricare con degli specifici nastri da 25 colpi (Sempre un sentito grazie a Renzo per l'aiuto!), ma non ne fuoriesce alcun proiettile.


Bellissimo questo commandos, della MAM (nota prima degli anni '80 come Uniwerk). Vagamente simile nella forma del caricatore all'AK 47, si caricava con le strisce da 26 colpi della Edison.La cosa strana è che nella pubblicità, sempre la MAM, con lo stesso nome mostrava un altro fucile : identici calcio, grilletto e canna, totalmente diverso il caricatore. posso immaginare problemi di copyright con qualcuno relativi al caricatore o i colpi.


Trovo che la MAM abbia prodotto delle armi giocattolo splendide. Un chiaro esempio è questo Gung-Ho con un caricatore da 80 colpi, dove trovavano posto diverse file di nastri tipo superbum che venivano caricati ed espulsi con un realistico meccanismo


Ancora della MAM una bellissima arma:il Mustang. Spettadcolare il meccanismo che riproduce fedelmente quello del Winchester. Infatti i bossoli, caricati con i super bum, vengono inseriti uno per volta nella canna inferiore che funge da serbatoio. Poi la leva sotto al castello estrae l'eventuale bossolo già utilizzato, ne carica uno nuovo e arma il cane! Purtroppo questo fucile, che credevo fosse quello che stavo cercando, non spara alcun proiettilino, ma il motivo potrebbe essere il fatto che sia stato prodotto più tardi rispetto a quello che possedevo io, e quindi limitato per obbedire alle nuove regolamentazioni.


Della MAM questa volta un'arma a freccette: lo Sporting. Doppia canna, caricamento a molla. Purtroppo nel tempo i dart si sono persi


Primi anni '60 per il classico fucile a tappi: ricordo la difficoltà per me bambino..gracile a caricare la molla che avrebbe fatto partire il turacciolo, al quale era stato tagliato il cordino per farlo arrivare più lontano.


Una via di mezzo tra il classico fucile a tappi come il precedente ed un fucile, sempre a tappi, ma più somigliante al vero è rappresentata da questa doppietta della Mondial, chiamata Olimpia. Piegando le canne si carica una doppia molla, una per canna, e il doppio grilletto può farle scattare ad azione singola. Molto realistica.


Credo sia risalente agli anni 40 questo fucile marca SMIG: si chiama Vittoria 43, e sulla canna è incisa appunto la Vittoria. Ad aria compressa, sparava il classico proiettilino calibro 6.


Questo fucile (tutto in plastica) faceva parte di una panoplia (così si chiamavano i grossi blister con set completi, da quello del vigile a quello del marine) del cacciatore. Mi sembra di ricordare che ci fosse incluso anche un casco coloniale e qualche altra cosa. Ignoro la marca, ma sul fucile c'è scritto ""Challenger rapid fire". Può essere caricato con i soliti nastri da cento colpi, abbassando tipo Winchester il grilletto e mettendo così a nudo il meccanismo di sparo.


Non potevano mancare le pistole ad acqua: questa è la famosa Lola, prodotta dalla Edison, che poteva sparare a colpo singolo oppure a raffica.


La più classica delle pistole ad acqua, con il suo tappino provvisto di fermo per non perderlo.


La semplicità assoluta per questo fucilino ad acqua. Bastava, con molta pazienza, riempirlo di acqua e poi schiacciarlo. Ricordo anche delle pistole dello stesso tipo.


Questa spada e questa pistola facevano parte di uno oramai scomparso costume di carnevale, con il quale vinsi un premio a scuola nella parte del Corsaro Rosso! Unica volta in vita mia che partecipai alla sfilata, essendo in periodo carnevalizio sempre opportunatamente malato..


Ed ecco i colpi per le pistole: questi sono in una fila da 26 e servono per le pistole come la Jaguarmatic od il fucile Panthermatic, e ovviamente sono prodotti dalla stessa Edison giocattoli.



Questi sono i famosi colpi Superbum, seppure in versione tedesca! A fianco, purtroppo un attuale prodotto cinese, la striscia di cento colpi che veniva infilata in armi giocattolo più scadenti come meccanismo di sparo.


Ho ritrovato anche la versione italiana dei super bum della Edison. Il prezzo sul retro della confezione rossa riporta 100 lire!. Invece la seconda scatolina contiene i super bum in formato rotondo, da 12 colpi. servivano per caricare i tamburi in un colpo solo, invece di inserirli uno per uno.




Ecco la pubblicità dei colpi Superbum.


Compatibili con i Superbum ma molto più affascinanti si trovavano negli anni '60 dei colpi in metallo, contenuti in scatoline rotonde di metallo o di plastica. Alcuni erano prodotti dalla fratelli Summonte, storica azienda per la produzione di cartucce da caccia, da tiro al piattello, al piccione, per collezionisti...La scritta Resìna indica la città di Ercolano, dove aveva sede l'azienda. Altri dalla De Falco, sempre nel napoletano, oppure da una ditta di Genova, la Martignoni. Completamente differenti erano le capsule piatte di carta, contenute in scatoline rotonde di cartone, che andavano solitamente inserite nei razzetti o in pistoline di dimensioni ridotte.


Le armi giocattolo prodotte nella prima metà del 1960 avevano la possibilità a volte di sparare dei proiettilini di plastica, assolutamente inoffensivi. però tanto bastò ai nostri solerti legislatori per metterle fuorilegge in quanto potenzialmemte pericolose per i bambini. Ecco alcuni esempi di proiettili in plastica, duri o morbidi, che potevano venire sparati.


Come ho già detto la Mercury di Torino ha una produzione vastissima, ancora tutta da scoprire e da catalogare. Questo badge della Polizia non è mai stato censito, di metallo con spilla sul retro. Non capisco perché la scritta play, ma non importa!


Dopo tutte queste immagini di armi non potevo non mettere la stella di sceriffo! Credo che questa fosse prodotta dalla Mebetoys.


E questa è la stella da sceriffo prodotta dalla Edison giocattoli.


Con le stelle da sceriffo non potevano certo mancare le manette. Diverse ditte le producevano, la nostrana Mebetoys tra le tante. Queste sono di produzione anglosassone, della Lone Star che produceva delle armi giocattolo bellissime e molto ricercate oggi.


Questo blister della Hobbyland risalente agli anni '60 contiene degli aeroplanini in plastice e un paio di razzetti. Questi ultimi erano molto comuni in quell'epoca: bastava inserire nell'ogiva una capsula piatta di fulminante come quelle mostrate più sopra e tirarlo. Toccando terra il percussore faceva esplodere la capsula come se fosse una bomba.


Inserisco questo gioco tra le armi giocattolo, anche se in effetti non lo è al 100%. Deriva da quelle palle di gomma durissima capaci di rimbalzi favolosi, mi sembra si chiamassero Superball. In questa Superball sono stati inseriti dei supporti per i colpi Superbum, e così lanciandola si otteneva una specie di granata a colpo multiplo. Ideale per gettare scompiglio in casa.


Il più semplice e pericoloso dei giochi: si diventava bravi pagando il prezzo di soprammobili distrutti, in compenso se non si poteva comprarla bastava poco per costruirla: un pezzo di ramo ad Y e due elastici ricavati da una vecchia camera d'aria e si otteneva una fionda perfetta.Questo esemplare è originale degli anni '70, comprato allora in un negozio di caccia e pesca. I proiettili migliori erano le biglie di acciaio ricavate dai cuscinetti a sfere. Perfette, equilibratissime, disponibili in diverso calibro per tutte le esigenze.


Non sapevo dove inserire questo giocattolo, ma mi sembra adatto a stare tra le armi giocattolo. Lo ricordo nelle pubblicità dei giocattoli negli anni '60, ma non me lo ero mai fatto comprare. Ora che l'ho ritrovato in un mercatino non potevo certo lasciarmelo sfuggire. Ecco il pettine a scatto, a serramanico. Per chi vuole essere elegante con classe!


Silly Putty: questa gomma speciale creata durante la seconda guerra mondiale, quando la carenza di gomma naturale (necessaria per la produzione bellica, e quindi razionata) spinse il governo e le aziende private a fare ricerche sulla gomma sintetica. Qui la storia si fa confusa, diverse persone ed addirittura la General Eletric ne rivendicano la paternità: Quello che è certo è che fu presentata come giocattolo ufficialmente nel ’50 ad una fiera internazionale, e che solo nel ’61 divenne famosa nel mondo intero. Chi si ricorda di questa magica pallina? Poteva saltare, essere manipolata tipo Pongo sino ad assumere forme diverse, poteva allungarsi a dismisura, se premuta su un giornale ne catturava foto e testo e successivamente lo ristampava su di un altro foglio... e rimaneva appiccicata al soffito da dove toglierla senza l'aiuto dei genitori era impossibile.


Una pistola...atomica: un altro gioco modernissimo e leggermente pericoloso. Sfruttando la forza della CO2 compressa contenuta in mini bombolette, (al pari delle moderne pistole da tiro al bersaglio) queste pistole potevano sparare dei razzetti muniti di ventosa che dovevano appiccicarsi al loro bersaglio,sia che fosse umano, sia che fosse quello incluso nella scatola. Ne esisteva anche una versione singola, con una sola pistola; ovviamente sulla confezione non c'era scritto "per duello". Tra parentesi, questa è un'altra dimostrazione che o i bambini una volta erano più furbi, o più robusti: pensate spararsi addosso queste freccette adesso, con il beneplacito del fabbricante che anzi specifica sulla confezione che sono fatte apposta: finirebbe in tragedia, e con una causa legale al fabbricante/distributore/negozio... Il problema di questo gioco era che, una volta esaurite le bombolette, non ci fu verso di riacquistarle come ricambi. Un altro gioco finito in soffitta...Ho poi trovato in rete questa versione dello stesso gioco: molto più bella e fantasiosa la copertina raffigurante degli spaziali che lottano con questa pistola!




La fantascienza iniziava a venire apprezzata da un pubblico sempre più vasto, e così libri e film furoreggiavano. Per me il più famoso fu "Il pianeta proibito", film che diede origine ad una sequela di giocattoli più o meno inerenti alla storia. Il più famoso fu naturalmente il robot (uno dei protagonisti) chiamato Robbie, e prodotto da diverse ditte giapponesi che ne acquistarono immediatamente i diritti. Dopodiché innumerrevoli giocattoli, autorizzato o meno, comparvero sulla scena. Uno è questa pistola spaziale, che nulla ha a che vedere con il film se non il nome. Di plastica, semplice funzionamento a frizione che generea una marea di rumori e scintille.


un altro esempio di arma spaziale, la Space Thunder, primi anni '70. Un po' più complessa della precedente, con batterie che alimentano diverse luci e suoni premendo il grilletto


Questo Ultra Gun oltre a fare il solito botto grazie ai colpi inseriti su striscioline di carta (tipico delle armi giocattolo di origine anglosassone) poteva pure sparare delle freccette con ventosa.


Questo è un giocattolo spettacolare, la riproduzione accuratissima di un cruscotto da auto, che lo stemma identifica con una Chevrolet: inserendo e girando la chiavetta di accensione si aviava un motorino interno, che oltre a fare il tipico rumore del motore poteva anche azionare i tergicritalli. Non mancavano le frecce, i fari ed il clacson realmente funzionanti tramite gli appositi comandi. E si poteva estrarre l'accendino, muovere la leva del cambio (automatico, ovviamente), i comandi della radio, del condizionatore, dell'orologio, il tachimetro, e i vari indicatori si movevano girando il volante; completavano il tutto la leva del freno a mano,l'antenna estraibile, lo specchietto retrovisore e le alette parasole: assolutamente perfetto!!! E dopo avere scoperto che la larghezza era esattamente quella dei braccioli delle poltrone di casa, si può immaginare i viaggi che non facevo comodamente seduto: un vero inconsapevole seguace di Kerouac.
Purtroppo è uno dei giochi che si sono a poco a poco distrutti, e sono stato fortunatissimo a ritrovarlo in un mercatino in condizioni originali! Sulla sua scatola è scritto Playmobile, che credo sia il nome del gioco.


Parente poverissimo del cruscotto è questo volante.Non sne conosco il marchio, ma ricordo perfettamente quando in macchina, rigorosamente seduto davanti senza la cintura, attaccavo la ventosa allo scarno cruscotto metallico dell’auto e aiutavo mio padre a guidare. Scomparsi da decenni questi volanti…un peccato, ma di certo la plystation offre più emozioni!


Ricordo ancora il momento in cui ricevetti questa bellissima gru da cantiere! Prodotta nella Germania dell'est, purtroppo non ne ho conservato la scatola.


Concludo questa carrellata con una immagine presa da un libro di giocattoli. Ritrae uno splendido modello di Alfa Romeo della Ventura Giocattoli, di Angelo Ventura, tra i più famosi giocattolai italiani del Novecento, che aveva deciso di trasferire a Torno nel 1951 la propria attività, iniziata nel 1936 a Treviso. Produceva sia giocattoli spettacolari, che alle aste vengono battuti a cifre elevatissime, così come giochi più modesti.Tra la sua produzione ci sono modelli di auto telecomandati o statici,uno addirittura con carillon incorporato, sempre in grande scala, navi portaerei (come quella presentata qui) o incrociatori, yacht e motoscafi, calcetti da pavimento o da tavolo, elettrodomestici come lavatrici e lucidatrici; non mancavano giocattoli di legno come trenini o barchette, e così via. Questo "giocattolo" in particolare era lungo una cinquantina di cm, tutto in metallo, dotato di un telecomando completo di volante,frecce, controllo dei fari e clacson. Purtroppo non mi è rimasto nulla, tra il tempo ed un paio di furti in cantina non sono riuscito a ritrovarne neppure un pezzetto.


Faccio un veloce aggiornamento per inserire questa splendida immagine del giocattolo nella sua confezione originale (molto povera, vero?): si può notare l'elaborato telecomando, da agganciarsi in vita, che consentiva il controllo totale del modellino. Per la cronaca questo esemplare ha superato i 6.000 euro.